Hervé Poulain, automobilista francese con all’attivo dieci partecipazioni alla 24 ore di Le Mans, alterna alla predilezione per i motori quella per l’arte in tutte le sue forme espressive. Negli anni ‘70, nel pieno della propria carriera da pilota, fonda la casa d’aste Artcurial e nel 1975, grazie a un’intuizione geniale, consolida la connessione tra arte e motori inaugurando il progetto BMW Art Cars.

La prima Art Car della casa tedesca porta la firma di Alexander Calder: lo scultore statunitense viene incaricato da Poulain di dipingere una BMW 3.0 CSL, che lo stesso pilota francese utilizza nella 24 ore di Le Mans 1975. Le collaborazioni con artisti di fama internazionale divengono protagoniste acclamate sia in pista sia in esposizioni di grande successo, arrivando a costituire una collezione che conta ad oggi 19 auto; dai più veloci e sofisticati modelli da corsa, fino a quelli di serie omologati per circolare su strada, le BMW Art Cars con le loro carrozzerie raccontano linguaggi artistici ed epoche differenti coinvolgendo artisti come David Hockney, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg e Andy Warhol. Il merito di aver reinterpretato in maniera completamente innovativa il volume dell’auto va però a Ólafur Elíasson: l’artista danese infatti progetta un involucro in lamiere di metallo che, attraverso un processo di refrigerazione, crea un guscio di ghiaccio caratterizzato da un pattern geometrico che nasconde al proprio interno la BMW H2R, un futuristico prototipo da corsa alimentato interamente ad idrogeno.

Da qualche anno inoltre BMW ha allestito, all’interno del proprio museo, un’area espositiva dedicata e ha lanciato un’app che, attraverso la realtà aumentata, permette di visualizzare le auto direttamente dallo smartphone.

Editor: Flaminia Brigandì

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