TETI

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Matteo Piccolo aka Teti, nasce a Milano nel 1987, ed è qui che continua a lavorare duro. Artista autodidatta inizia a sperimentare tra una pausa lavoro e l’altra, e senza accorgersene trasporta meticolosamente le sue azioni ripetitive di un lavoro alienante su tela, o su qualsiasi altro supporto si trovi davanti. A furia di far girare il rullo vengono fuori delle linee astratte o geometriche, a seconda di chi le guarda; lui le chiama Axonometry e diventeranno una presenza costante nelle sue opere. Quest’arte dell’improvvisazione lo porta a creare nuove serie artistiche fatte di materiali su e supporti diversi, come diverse sono le collaborazioni e le esposizioni che ormai lo coinvolgono dal 2009. Il suo unico punto fermo è questo: Work Hard, Always Smile.

Come definiresti il tuo stile?

Industriale ripetitivo.

Cos’è per te la personalizzazione?

Dare nuovo carattere, inventare e dare spazio a nuove idee

Nel mio caso mi diverte farlo in modo abbastanza “freestyle”, trattando l’oggetto o il capo come se fosse un foglio bianco.

Dare nuovo carattere, inventare e dare spazio a nuove idee

jumpsuit_milan_teti_custom_work
jumpsuit_milan_teti_custom_tuta

A che cosa ti sei ispirato per la customizzazione della Jumpsuit?

A come mi vesto quando lavoro di solito. Ho fatto la stessa cosa che feci 10 anni fa con la mia prima tuta intera da lavoro: tagliata in due. Decisamente più comoda.

Come l’hai realizzata?

L’ho divisa in due parti, trasformandola in un pantalone e una camicia da lavoro, e poi ho scolorito completamente le due parti facendole diventare arancione chiaro. Utilizzando del pigmento marrone l’ho colorata a macchie per dare un effetto sporco misto usato.

Ho aggiunto del tessuto alla “camicia”,che non ho però colorato.

Ho stampato in 3d dei bottoni con il logo di Garage Italia e li ho applicati.

Su un taschino ho cucito a mano la scritta TETI come facevano in marina per non scambiare le divise dopo il lavaggio.

Ho serigrafato su tutto il tessuto le mie axonometry di vari colori.

È la prima volta che lavori su un capo di abbigliamento?

Si, non mi era ancora successo, ma è stato molto divertente, ho avuto modo di esprimere la mia arte su una superficie diversa.

Quali sono le tecniche che prediligi e le superfici che ti danno più soddisfazione?

Per creare le mie opere, che hanno un segno grafico semplice, mi basta un rullino da 5 cm e della vernice bianca o nera, ma soprattutto tanto spazio. Amo le superfici grezze, dove il colore entra all’interno degli spazi delle crepe.

Sui tuoi social vediamo che ricerchi spesso il dialogo con la tua fan base? Quanto è importante per te stimolare questo tipo di interazione? 

Reputo i social come dei megafoni per far arrivare i tuoi messaggi a più gente possibile, le mie opere hanno significati diversi in base a chi le guarda, cerco tantissimo il dialogo con le persone che mi seguono perché sentire ciò che ci vedono è parte del ciclo creativo dell’opera.

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Nel linguaggio informatico, un hub (letteralmente fulcro, elemento centrale) non è altro che un concentratore, un dispositivo che funge da nodo di smistamento di una rete di comunicazione dati organizzata. Insomma, si tratta di una scatoletta in grado di connettere più computer tra loro creando così una rete.
Garage Italia Hub nasce proprio con l’intenzione di creare una rete sempre più ampia per condividere con voi nuove idee, progetti e contenuti digitali.
Da qui l’idea di creare una piattaforma che sia il centro della nostra creatività… ma anche della vostra.

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