MODELLO: Jaguar XJ 4.2 C
ANNO: 1976
COLORE: Verde
 

La Jaguar è sempre stata un’auto atipica, nel senso che non ha mai avuto lo status delle Rolls Royce inarrivabili nella loro monumentalità e affinamento tecnico per cui tutto era massiccio, forgiato in grandi spessori.

La Jaguar, che invece rappresentava una versione edulcorata di quello spirito, è più da considerarsi come un prêt-à-porter, una versione svecchiata del polveroso mondo inglese. Non più solo pelle a profusione ma anche qualche bel vinile, le finiture in legno montate su grosso telaio lasciano il posto a laminati sottili come ostie, come dire ok, ti offro la English experience ma a metà del costo, con quel tocco di sportività che non guasta mai.

Atipica più che mai è questa XJ 4.2 del 1976, che nella lunga dinastia delle berline XJ ha avuto molta meno diffusione in questa versione coupé.

Quando l’auto arriva in Garage sembra tutto sommato ben curata, infatti il cliente mi parla di un restauro fatto pochi anni fa che ha riportato l’auto non solo in piena efficenza meccanica ma anche in ottima forma dal punto di vista estetico. Il colore è un bel verde inglese, con tetto in vinile.

Sarà una bella sfida cercare di rendere più curato qualcosa di già ben curato. Ma chez Haute Detaling tutto è possibile!

Giorno 1

Inizio il mattino con un the inglese alla mandola tostata dell’Australia, mmmh lovely…

Primo trattamento per questa sottile e slanciata coupé: bagno estetico, quindi detergente waterless per umettare la superficie e grandi microfibre per asciugare; in un’ora riesco a portare a termine la pulizia profonda della carrozzeria.

Via di corsa in sala di lucidatura. Accendo le luci e inizio ad analizzare la carrozzeria, misuro gli spessori e faccio una prima considerazione: l’auto ha una diffusa opacità dovuta a piccoli ma fittissimi graffi di manutenzione, inoltre presenta soprattutto sui fianchi segni di una carteggiata rifinita male, che imprigiona la sua brillantezza naturale.

Ultima considerazione, è uno smalto diretto! Sulla carrozzeria quindi solo colore senza trasparente!

Let’s start! Le lucidatrici sono pronte, nastrati gli spigoli inizio con un tampone in lana e compound leggero, i piccoli graffi sono facilmente eliminabili così. Man mano che il lungo cofano riacquista brillantezza, sotto la prateria di graffietti riaffiora qualche segno di carteggiata (Sgrunt!). Nuklla di grave, mi armo di mini lucidatrice con tampone cattivello e via lo abbassiamo fino a farlo sparire.

Oggi riesco a fare solo l’anteriore. Copro l’auto, pulisco lo studio e vado via.

Giorno 2

Rapido check del lavoro fatto ieri, e godo come un riccio: la differenza tra le parti già lucidate e quello non è abissale!

L’auto sta riprendendo il suo colore originale, denso e intenso, la sagoma del cofano in controluce sembra una collina del Derbyshire, polmone verde al centro dell’Inghilterra. Wonderful!

Continuo a lucidare con attenzione e lentezza, bassa intensità per la correzione e alta intensità per la finitura così da assicurare agli smalti diretti una bellissima finitura.

Giorno 3

L’auto è praticamente lucidata, mancano alcuni particolari come i fanali e qualche piccola correzione spot.

Oggi probabilmente finirò l’esterno, compresa la lucidatura delle parti cromate, più qualche finitura delle guarnizioni che anche se sono state sostituite nel restauro iniziano a presentare una certa secchezza. La giornata scorre liscia in un alternarsi di gesti e materiali diversi da curare tra spatole e pennellini, obiettivo la cura totale.

A fine giornata la Jag appare in tutto il suo ritrovato splendore, il colore è finalmente omogeneo e le superfici riflettono la luce in maniera superba.

Giorno 4

“Brush day”. Oggi sarà il giorno della spazzola in tutte le sue varianti e derivazioni, perché l’abitacolo come tradizione inglese è un trionfo di pelle vera ma anche finta! Mi accingo ad affrontare la pulizia dell’interno con relativo detailing.

Via i tappeti, subito al lavaggio con fiele di bue per smacchiare preservandone il colore, poi aspirazione totale in ogni piccolo anfratto con spazzola morbida, perché la moquette ha una mano abbastanza setosa e con una mano così vellutata una spazzola dell’aspiratore troppo aggressiva avrebbe un effetto tagliaerba, quindi andateci piano!

Ora preparo il carrellino per la pulizia della pelle con tre spazzole di varia dimensione, un vaporizzatore con solo acqua demineralizzata, detergente mild di colurlock, due piccoli secchi con acqua calda e microfibre.

La sequenza è la seguente: vaporizzo un po’d’acqua sulla pelle, carico la spazzola con una dose generosa di prodotto e inizio una bella pulizia lenta e molto delicata. I sedili sono stati rifoderati con una pelle di più recente produzione, sicuramente di qualità, ma ovviamente più resistente di una più delicata Connolly, anche per questo posso usare questa tecnica.

Tornando alla pulizia, i sedili e i pannelli di Sky nebbiato (leggermente bicolore) riprendono un bel colore beige appena tolta la patina di sporco grigia.

Nel pomeriggio inizio una delicata sessione di restauro dei componenti in plastica schiariti dalla luce, e uno slalom tra i delicati materiali che compongono plancia e dettagli come le bocchette. Alcuni elementi interni sono al limite del fragile, ma niente paura, la mia mano si fa delicata come quella di una borseggiatrice sul tram.

Finisco a pomeriggio inoltrato con l’arrestarsi del fan coil del riscaldamento, poi timbro il mio cartellino immaginario, turno finito.

Giorno 5

Oggi è il giorno di super finitura, un lungo processo sotto il tunnel “milleluci” per individuare qualche piccolo difetto e cercare di omogenizzare il risultato del detaililing, armonizzando il recupero estetico dei vari materiali, dalla carrozzeria alle parti cromate, fino ai vetri, che seppur segnati dal tempo necessitano di una cura speciale per essere puliti.

Lascio per ultimi cerchi e pneumatici: i primi li pulisco con acqua caldissima e un po’di detergente che non lascia aloni. Trattamento speciale con spazzola detergente per vinile per gli pneumatici, la spalla molto alta è facilmente pulibile, appaiono subito bellissimi infatti decido di non metterci su alcun dressing che sarebbe in questo caso, del tutto superfluo.

That’s All Folks!

XOXO Marci     

SHARE

Condividi su whatsapp
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su reddit

LATEST NEWS

ABOUT

Nel linguaggio informatico, un hub (letteralmente fulcro, elemento centrale) non è altro che un concentratore, un dispositivo che funge da nodo di smistamento di una rete di comunicazione dati organizzata. Insomma, si tratta di una scatoletta in grado di connettere più computer tra loro creando così una rete.
Garage Italia Hub nasce proprio con l’intenzione di creare una rete sempre più ampia per condividere con voi nuove idee, progetti e contenuti digitali.
Da qui l’idea di creare una piattaforma che sia il centro della nostra creatività… ma anche della vostra.

CONTACT

GARAGE ITALIA HUB

TAILOR MADE CUSTOMIZATION

SHOP

HAUTE DETAILING

MENU

SHARE

Condividi su facebook
Condividi su reddit
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email
Condividi su twitter

SHARE

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

SHARE

Condividi su facebook
Condividi su reddit
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email
Condividi su twitter