MODELLO: Jaguar XJ-S “Le Mans”
ANNO: 1990
COLORE: Regency Red
 

Le auto inglesi da sempre sono una mia grande passione, e da quando faccio il car detailer ho avuto il piacere lavorare su alcune davvero straordinarie. Anche al netto dei loro piccoli difetti, primo fra tutti quello dell’incontinenza, sono delle auto incredibili. D’altronde, se non perde olio non è inglese!

Ma la mattina che questa XJS varca la soglia dello studio, non so perché ho un sussulto ulteriore: cofano motore lunghissimo e sproporzionato, occhi da ranocchio e sbalzo posteriore kilometrico (per sbalzo s’intende la distanza tra pneumatico posteriore e fine dell’auto.

La XJS è una delle mie auto preferite da sempre. I francesi la definirebbero una Joie laide, bruttina ma attraente, e questa definizione francese calza a pennello perché l’edizione in questione è una “Le Mans” serie speciale per il mercato americano.

Giorno 1

Un’auto atipica necessita di un approccio atipico.

La parte che attrae subito le mie attenzioni maniacali è il vano motore. Il proprietario mi racconta che recentemente il tappo del radiatore è saltato e l’acqua è finita ovunque. Ci sono macchie di calcare, polvere decennale, grasso e olio sbavati ovunque. Luce in testa, acqua calda e pazienza a piene mani, e la prima giornata è dedicata alla pulizia del vano. La mia vista è ai minimi storici. Gosh!

Giorno 2

Il secondo giorno è dedicato alla pulizia di preparazione al detailing, della carrozzeria e degli anfratti più nascosti, infatti in un precedente trattamento (non effettuato da me) l’auto è stata trattata con un sigillante ceramico antigraffio, ma stranamente non hanno pensato valesse la pena pulire la griglia del radiatore o la parte sottostante dei paraurti anteriore e posteriore. No worries, ci pensa Marci armato di spatola/microfibra, tanta pazienza e un pizzico di detergente.

Ah,a proposito: nonostante il trattamento, l’auto è un reticolo di graffi: ricordate che le nano tecnologie non impediscono che l’auto si graffi, ma danno solo idrorepellenza, che non dura tre anni ma al limite tre lavaggi. I nani, lasciateli in giardino.

Decido di iniziare anche i cerchi che hanno un disegno a finti raggi, tipico di una certa produzione inglese. Il tempo li ha resi un po’porosi, quindi vanno lucidati. Sono corone di concentriche di mini rombi da fare uno ad uno! Per eseguire una pulizia e lucidatura coerente impiego circa due ore e mezzo a cerchio, quindi per non impazzire ne faccio uno al giorno. Llllove it!

Giorno 3

È tempo di sfoderare le lucidatrici.

Il lungo cofano motore mi impensierisce non poco, le dimensioni sono come quelle di Buckingham Palace e  Trafalgar Square, that’s huge!

Tiro fuori l’artiglieria pesante, tre lucidatrici e tamponi in lana e spugna: i graffi sono diffusi ma non profondi. Nastrato tutto e inizio a lucidare. A fine giornata ho fatto cofano, tetto e parafanghi anteriori. Pensavo di andare più spedito, ma le ampie superfici hanno rallentato il lavoro.

Pulisco studio e lucidatrici e preparo la linea per il giorno seguente.

Giorno 4

Arrivo all’alba. Lo studio è immerso nel silenzio più assoluto, ne approfitto per un’ulteriore analisi del lavoro fatto ieri e una ricognizione delle aree ancora da lucidare.

Fisso le luci laterali per iniziare dalle ampie portiere nastro gli adesivi oro che corrono lungo la fiancata e la guarnizione alla base del giro vetri.

Lucidare in verticale, soprattutto ampie superfici, richiede uno sforzo doppio, perché l’utilizzo di una lucidatrice molto grande aumenta il carico sulle braccia. A fine giornata mi ritrovo con le braccia di Braccio di Ferro.

Giorno 5

La giornata di oggi è dedicata alla lucidatura dei fanali, i retronebbia e il ripasso generale della lucidatura.

Rilavo l’auto per eliminare la polvere di lucidatrice, soprattutto quella della pasta da taglio, asciugo con cura e incero l’auto.

Nel pomeriggio inizio l’abitacolo, lavo i tappetini di lana e aspiro gli interni dopo aver soffiato sotto ai sedili per far uscire la polvere secolare.

Giorno 6

Oggi devo finire l’abitacolo. Preparo una soluzione schiumogena leggerissima e inizio a pulire la Connolly; pulisco senza spazzola utilizzando solo il palmo della mia mano, la pelle ha già una trentina di anni, meglio non stuzzicarla con setole dure e aggressive. Il piping bordeaux che contrasta col “cream” dei sedili è scolorito nella parte laterale esterna per via dello sfregamento e della conformazione sportiva del sedile. La cosa più scontata sarebbe riverniciare, ma scelgo un restauro più conservativo a base di grasso riscaldato che riproduce il colore scuro del piping.

Lavata la moquette, mi rimane l’ultimo cerchio, che in questi giorni ha scandito ogni fine lavoro! Del resto, l’avevo detto subito che era un detailing atipico!

XOXO Marci     

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