Concia vegetale, pieno fiore con grana fina e aspetto disomogeneo, pigmento superficiale all’anilina su fondo neutro color biscotto, disponibile nei colori classici dell’epoca, dal magnolia al verde inglese, in rosso, ah il rosso!

Questa è la semplice descrizione di un mito, ovvero la Pelle Connolly, che per decenni ha rivestito gli abitacoli delle auto più prestigiose, in primis Rolls Royce che sin dalla primissima produzione scelse Connolly come fornitore per allestire i suoi sontuosi abitacoli.

Questo manufatto di grande tradizione inglese, era presente nella più prestigiosa produzione UK, da Bentley a Jaguar, senza dimenticare anche Lotus e Morgan. Ma forse il cliente più prestigioso è stata l’italianissima Ferrari, che ha contribuito a renderlo uno status. In fin dei conti era sicuramente una pelle di buona qualità, con una sensorialità elevata (tatto, olfatto, vista), ma tante pelli italiane già all’epoca potevano eguagliare se non superarla. È la caratteristica intrinseca dei britannici a fare la differenza, ovvero la capacità di fare squadra, oltre quell’innato senso di marketing variegato di imperialismo secondo il quale se una pelle va bene per la Regina, può andare benissimo per chiunque in giro per il mondo.

Ormai questa mitica pelle non esiste più. L’azienda ha chiuso i battenti nel 2002 sommersa da debiti, probabilmente anche perché rimase morbosamente attaccata alla tradizione, escludendo di fatto una certa ricerca di prestazione che il mondo dell’automobile inizio a chiedere. Resistenza ai test di luce, sfregamento, umidità, hanno di fatto trasformato la pelle in qualcosa che oggi è molto diverso dalla mano suadente della pelle Connolly, e forse gli orgogliosi Inglesissimi fratelli Connolly hanno preferito perire come in una tragedia di Shakespeare, piuttosto che vedere la loro pelle trasformarsi in “cartone” verniciato, al pari della stragrande maggioranza dei rivestimenti odierni.

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